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di Francesco Colafemmina
La nuova traduzione della Bibbia operata dalla CEI è un esempio lampante di elevata attitudine ermeneutica, crassa asinità o piuttosto di maliziosa imperfezione?
Già quell'immagine in copertina mi aveva fatto sospettare che ci fosse del "marcio in Danimarca", è stata tuttavia la segnalazione di un'attenta lettrice a fornirmi la prova lampante.
Andiamo a Luca 1,38: il testo latino suona così "Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum". Nella nuova versione CEI è tradotto in questo modo: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola".
Avvenga "per me"? Cosa implica questa traduzione erronea? Implica una trasformazione evidente del dogma dell'Incarnazione. L'Incarnazione avviene grazie all'obbedienza supina di Maria al Signore, alla sua accettazione di quanto l'Arcangelo Gabriele le aveva detto. Trasformare l'accettazione "avvenga di me, mi accada" in una dimensione di strumentalità di Maria (avvenga per mio mezzo, grazie a me, tramite me), significa privare la Vergine della sua compartecipazione alla Salvezza. Maria è Corredentrice! Il titolo discusso (perchè ecumenicamente inconcepibile da parte del mondo protestante) di Maria Corredentrice è stato ampiamente analizzato da Padre Stefano Maria Manelli, fondatore dei Francescani dell'Immacolata, in questo scritto qui linkato.
Veniamo però all'attività dei traduttori asinini della CEI. Partiamo dal testo greco originario. Qui le parole di Maria Santissima sono : "ιδού η δούλη Κυρίου, γένοιτό μοι κατά το ρήμά σου" cioè "ecco la serva del Signore, avvenga di me secondo il tuo verbo." Verbo non nel senso di "logos", quindi inteso come "concetto, pensiero esprimibile con segni verbali", ma nel senso di "parlato", "detto", conseguenza dell'azione verbale. Quindi "mi succeda quello che tu hai detto", oppure: "avvenga di me secondo quanto hai affermato".
D'altra parte i caproni traduttori dovrebbero (dopo essersi nascosti col cappello d'asino dietro la lavagna) ricordare che in Gen. 44.17 Giuseppe afferma: "μή μοι γένοιτο ποιῆσαι τὸ ρῆμα τοῦτο" ovvero "che non mi accada di fare una simile azione". Il contesto di Genesi 44.17 gioca attorno alle medesime parole e i medesimi concetti... "il servo del Signore" è presente anche lì come espressione tipica. I settanta usavano la stessa espressione "genoito moi" legata a "rhma sou".
Non basta, però! Andando un po' a ritroso, si può anche notare che Gabriele direbbe a Maria "Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio." Questa traduzione è erronea, quella autentica è "e perciò il santo nascituro sarà chiamato Figlio di Dio." La santità e l'identità con il Figlio di Dio sono elementi connaturati e non accezioni separate, ma soprattutto il nascituro è già santo, non lo diverra!!! Evidentemente gli asini hanno spostato il futuro di "nascerà" al concetto della santità. Invece è vero che il Signore nascerà ma la Sua essenza è già santa "quod sanctum", prima ancora di nascere!
A questo punto non stupirà l'esito di una analisi iconografica della copertina della nuova edizione CEI. Cosa rappresenta? Un ramoscello che emerge dalla terra e sottoterra vi sarebbe una stella ad otto punte...il tutto assume la forma di una croce rovesciata... Molto interessante! Ma cosa c'entra questa simbologia col Cristianesimo?
Per chi come me ha affrontato lo studio delle opere d'arte esoteriche della chiesa di Renzo Piano a San Giovanni Rotondo, non sarà difficile riconoscere nel ramoscello il ramo dell'acacia massonica e nella stella ad otto punte la rappresentazione simbolica del pianeta Venere nella sua accezione di Lucifero (apportatore di luce). L'identità del ramoscello con le spillette diffusissime fra i Massoni non lascia spazio a dubbi. D'altra parte per chi volesse approfondire basta leggere qui.
Prima sulle Bibbie si stampava una grossa croce, oggi invece preferiscono apporre simboli massonici ed una bella copertina blu muratorio... Segni dei tempi?
Non vorrei sembrare un passatista, tuttavia ricordo ancora un articolo dello storico Sergio Luzzatto (quello che ce l'aveva con Padre Pio) il quale in occasione della pubblicazione della nuova Bibbia Cei ricordava che dopo la Controriforma le Bibbie in lingua volgare venivano messe al rogo. Paradossalmente a distanza di qualche secolo quell'ingiunzione tridentina sembrerebbe ancora attuale. D'altra alla luce delle loro eresie le traduzioni CEI non sarebbero forse più adatte a ravvivare i nostri caminetti che a traviare la nostra fede? |
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