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QUANDO IL PAPA VA IN SINAGOGA...
di Francesco Colafemmina
In occasione dell'annuncio della prossima visita del Santo Padre alla Sinagoga di Roma è interessante notare come sia ormai dilagante l'azione di una potente lobby che sembra voler stringere il Cattolicesimo in una morsa spietata di obligatio perpetua .
Questa lobby ha assunto sempre più toni prepotenti ed una evidente supremazia suasoria e minatoria sulla Santa Sede, tanto che ormai, al fine di rimarcare la bontà intrinseca dell'esser cristiani, è diventato opportuno affermare costantemente l'intolleranza nei riguardi di antisemitismo, negazionismo e riduzionismo. Insomma il male magno dell'essere umano sembra essersi condensato in questi concetti enormi che racchiudono l'essenza dei rapporti fra mondo ebraico e restante umanità. Lasciando stare il negazionismo ed il riduzionismo, concentriamoci sul primo e onnipervasivo elemento, l'antisemitismo. Cos'è dunque l'antisemitismo? Ripeschiamo la dichiarazione internazionale dell'OCSE che definisce così l'antisemitismo :
“l’antisemitismo è un certo modo di vedere gli ebrei, che può essere definito odio nei confronti degli ebrei. Le manifestazioni fisiche e retoriche dell’antisemitismo sono dirette a soggetti ebrei e non ebrei e/o alle loro proprietà, alle istituzioni della comunità ebraica e alle strutture religiose"
Che vuol dire? Tutto e il contrario di tutto!
In una spiegazione dettagliata della cosiddetta "working definition of Anti-semitism" il quotidiano Haaretz riportava nel 2007 le seguenti esemplificazioni concettuali :
a)Invocare, aiutare, o giustificare l'uccidere od il nuocere agli Ebrei in nome di un'ideologia radicale o di una visione estremista della religione;
b)Rivolgere accuse false, disumanizzanti, demonizzanti o stereotipiche sugli Ebrei in sé o sul potere degli Ebrei come collettivo - tra cui, ma non solo, il mito di un complotto ebraico globale o del fatto che gli Ebrei controllerebbero i media, l'economia, il governo, od altre istituzioni sociali;
c)Accusare gli Ebrei come popolo di essere responsabili di torti reali od immaginari commessi da un singolo ebreo o da un singolo gruppo di Ebrei, o addirittura di atti commessi da non-Ebrei;
d) Negare il fatto, la portata, i meccanismi (per esempio, le camere a gas) o l'intento del genocidio del popolo ebraico da parte della Germania nazionalsocialista e dei suoi sostenitori durante la Seconda Guerra Mondiale (negazione dell'olocausto);
e) Accusare gli Ebrei come popolo, od Israele come stato, di aver inventato od esagerato l'Olocausto;
f) Accusare i cittadini ebrei di essere più leali ad Israele, od alle asserite priorità degli Ebrei del mondo, che agli interessi dei loro propri paesi.
Esempi del modo in cui l'antisemitismo si manifesta a proposito dello stato d'Israele comprendono:
a) Negare al popolo ebraico il diritto all'autodeterminazione, per esempio sostenendo che l'esistenza di uno stato d'Israele è un'impresa razzista;
b) Applicare un doppio standard, esigendo che Israele si comporti in una maniera che non ci si aspetta e non si pretende da nessun altro paese democratico;
c) Usare i simboli e le immagini associate con l'antisemitismo classico (per esempio, l'affermazione che gli Ebrei hanno ucciso Gesù, oppure l'accusa del sangue) per caratterizzare Israele o gli Israeliani;
d) Tracciare confronti tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti;
e) Ritenere gli Ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello stato d'Israele.
Ora, una volta precisato che le accuse razziali o collettive sono delle enormi e bestiali aberrazioni perchè tutti gli uomini sono uguali e non esistono differenze di razza o religione che possano giustificare violenza alcuna o riduzione di libertà e di diritti e nemmeno il minimo disprezzo o sospetto per gruppi umani o individui caratterizzati da una appartenenza religiosa; una volta precisato ciò siamo costretti a dover guardare la realtà che è tutt'altra.
L'ebraismo ortodosso ritiene infatti che l'ebraicità sia trasmissibile solo per via matrilineare. Generalmente l'ebraismo trasmesso per via paterna è considerata una moda dell' "ebraismo riformato" (una sorta di versione protestante dell'ebraismo) . Questa idea che l'appartenenza al popolo eletto sia trasmissibile attraverso la madre, dunque attraverso la carne, implica una netta separazione fra ebrei e non ebrei. L'ebraismo è trasmesso per via del sangue che dalla madre passa al figlio. Questo principio religioso è compatibile con il principio di "uguaglianza" di tutti gli esseri umani e della assenza di differenze razziali o religiose o sessuali, nella considerazione dei diritti dell'uomo? D'altra parte la stessa acquisizione della cittadinanza israeliana dipende dalla nascita da una madre ed un padre ebrei (in questo caso è valida anche la paternità ebraica): ancora una volta una questione di discendenza, di sangue e di religione. Tanto che persino i cosiddetti Ebrei Messianici (coloro che credono che Gesù sia il Messia) non hanno diritto alla cittadinanza israeliana.
Per dirla in altri termini: l'ebraismo precede o segue l'umanità? Si è pertanto prima ebrei e poi, in secondo grado, esseri umani?
Generalmente le risposte in questo caso sono ambigue o vagamente denigratorie di colui che le pone. Tuttavia è innegabile che questo sia il centro da cui si diramano le varie quaestiones ebraiche che finiscono per coinvolgere direttamente la Chiesa Cattolica.
Come si è visto infatti ricade nel concetto di antisemitismo anche l'accusa rivolta al popolo ebraico di essere "popolo deicida". Appigliandosi a questo aspetto fondamentale le lobbies ebraiche rivendicano pertanto diritti ed ingerenze costanti negli affari interni della Chiesa, controllano e censurano dichiarazioni ed atti papali (dal motu proprio Summorum Pontificum, alla causa di beatificazione di Pio XII), gestiscono potenti carrozzoni dell'ecumenismo decadente e posticcio, promuovono pretesi eventi riconciliatori che in raltà si rivelano puri e semplici atti di kolakeia politico religiosa da parte del mondo cattolico.
Sin dal 2005 abbiamo visto Sua Santità Benedetto XVI entrare in numerose sinagoghe, visitare Aushwitz, lo Yad Vashem, incontrare innumerevoli delegazioni ebraiche a partire da quelle capitanate dai due rabbini capi di Israele, per finire con quelle della massoneria ebraica internazionale (il B'nai B'rith). Quasi a settimane alterne il Santo Padre lancia moniti riguardo la Shoa e l'antisemitismo, pressato da un potente apparato mediatico pronto a fargli scontare costantemente la sua nazionalità tedesca come una vera e propria condanna. Insomma, tutto appare e finalmente è concepito come una costante esecuzione di atti riparatori da parte della Chiesa Cattolica nei confronti dell'Ebraismo. Ma cosa dovremmo riparare? Forse che l'identità cristiana è per gli Ebrei già sintomo di antisemitismo in nuce, poiché la fede in Cristo dovrebbe implicitamente racchiudere l'odio antiebraico o meglio - secondo la sua definizione tipica - l'odio antigiudaico?
E' dunque fondamentale porsi una domanda: ma perchè dopo tanti e tanti anni di visite papali in sinagoghe non possiamo vedere mai un rabbino visitare una chiesa cattolica? Perché dovrebbe essere sempre il Papa a recarsi in Sinagoga, suscitando l'ammirazione di mezzo mondo, mentre i rabbini possono tuttalpiù essere ricevuti nel Palazzo Apostolico, ma mai in San Pietro?
Chi crede nel mondo che la religione ebraica e l'ebraismo siano minacciati? Chi può pensare che gli ebrei di questa terra abbiano gravi difficoltà di sopravvivenza, proprio oggi che si spinge per definire Israele primo "stato ebraico" della storia? Perchè dunque questo continuo e ripetitivo ossequio dell'ebraismo mondiale da parte della Chiesa Cattolica? E perchè il Santo Padre deve esser messo nelle condizioni di ribadire costantemente le proprie chiare e note posizioni riguardo alla Shoah ed all'antisemitismo?
Sebbene siano passati 60 anni da quella immane tragedia della Shoah, la costante iterazione di appelli, cerimonie, inchini, manifestazioni di "ricordo", unita al progressivo indottrinamento delle masse, fa pensare che quella tragedia stia per ripetersi fra poco e che bisogna attivarsi per scongiurarla. Se qualcuno crede che questo rischio sia connesso alle minacce iraniane (e varie altre speculazioni militar politiche del Medio Oriente) allora perchè deve indottrinare l'Occidente? Perchè la Shoah non viene insegnata al mondo islamico?
D'altra parte salta agli occhi di tutti la stretta ed indissolubile connessione fra le azioni dello Stato di Israele e l'attivismo ebraico mondiale. Perchè antiisraelismo ed antisemitismo spesso finiscono per coincidere data la loro interconnessione logica e fattuale. Ma non è questo il luogo per parlare di politica.
Mi interessa invece ribadire il profondo disagio che da cattolico provo nel vedere questo tipo di propaganda a senso unico: osanna e alleluia se il Papa va in sinagoga, ma nemmeno un minimo accenno di un rabbino che vada in una chiesa! Anzi, le chiese al massimo i cattolici le cedono per farne sinagoghe! Perchè?
Perchè gli uomini di oggi devono scontare presunte colpe del passato? Perchè i cattolici di oggi devono sentirsi responsabili morali della Shoah e dell'antisemitismo? Forse che le colpe dei padri ricadono sui figli? Forse viviamo nella Grecia mitologica, quando le colpe di Atreo ricadevano sino ad Oreste? Pure, anche in quel caso, l'intervento divino o lo sconto umano della colpa atavica ponevano le premesse per un nuovo inizio. Invece in questo continuo incensamento del popolo ebraico e nella pedante rievocazione delle nostre presunte, implicite e diffuse colpe, non si vede neppure il riverbero dell'alba di un nuovo giorno. No.
Se si trattasse di stabilire un rapporto di reciproco rispetto fra religioni che nascono da un comune ceppo storico, allora il criterio di questo rispetto dovrebbe essere quello della reciprocità e della non ingerenza. Invece qui funziona tutto al contrario: ingerenza e univocità da parte ebraica connotano ogni tipo di azione della controparte cristiana e cattolica in particolare. E questo è un fenomeno costante e palese il cui obiettivo ci è apparentemente ignoto. Eppure l'equazione cristianesimo = causa primaria di antisemitismo ci dovrebbe indurre a credere che il cristianesimo dovrebbe purgarsi della contrapposizione strutturale con l'ebraismo, altrimenti continuerebbe soltanto a propagare nel mondo la peste dell'antisemitismo...
Effettivamente molteplici associazioni e gruppi di pressione ebraici promuovono una sorta di rivisitazione del Nuovo Testamento affinchè vengano espunti certi passi antisemiti (soprattutto a loro dire contenuti nelle lettere di San Paolo). Dunque è nella stessa identità della Chiesa, nel "cuore di tutte le Scritture" ad esser messo sotto accusa il cristrianesimo.
Inoltre l'assenza di un riferimento univoco dell'ebraismo mondiale o regionale, dato che l'ebraismo come l'islamismo non riconosce un'autorità suprema con la quale rapportarsi, costituisce un elemento di grande dispersione delle energie cattoliche. Con chi dialogare e come dialogare diventano domande fondamentali.
Purtroppo, però, è evidente che questo tipo di dialogo si fonda su premesse erronee. Come dialogare con chi mette in discussione la radice stessa della "Nuova ed eterna Alleanza"? Forse snaturando l'autentica Verità della fede che si è tramandata dai tempi degli Apostoli (che - per inciso - erano tutti ebrei)?
A quest'ultima domanda non è dato rispondere. Certo è che ancora una volta un Papa varcherà la soglia di una sinagoga, con tanto di rituali parareligiosi a far da corollario all'incontro. Sarà giusto pertanto chiedere a gran voce che un nutrito gruppo di rabbini si possa recare dal Papa in San Pietro per partecipare ad una Santa Messa Cantata? Una Messa val più di tutte le cerimonie e i dialoghi da quattro soldi che vengono politicamente sbandierati quali vie per la riconciliazione (sic!) ed il rispetto reciproco.
Nella Santa Messa l'Olocausto perfetto viene offerto in remissione dei peccati dell'uomo (cristiano o ebreo che sia). Non è forse la Messa il più potente Sacrificio Espiatorio? E' Sacrificio Espiatorio non solo dei peccati dei cristiani, bensì dei peccati dell'intera umanità! Non è questo rito l'essenza stessa dell'amore fra gli uomini illuminato dall'amore di Dio che per amore verso la Sua creatura si è sacrificato sino alla morte? Evidentemente siamo immersi in un mondo di vacue e ridondanti chiacchiere. Perciò, in conclusione, lasciamo la parola a San Paolo affinchè dalle chiacchiere si possa passare al Vero Logos:
"Poiché l'amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti. 15Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro. 16Cosicché ormai noi non conosciamo più nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così. 17Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove. 18Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. 19È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. 20Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. 21Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio." (II Cor. V, 14-21) |
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