ICONOCLASTIA POSTCONCILIARE A ORISTANO DA (FIDES ET FORMA)di Francesco Colafemmina
Ne aveva parlato Magister nel 2006. Oggi la furia iconoclasta e postconciliare dell'Arcivescovo di Oristano si sta attuando grazie ai lavori di "adeguamento liturgico" del presbiterio della Cattedrale che procedono speditamente. La questione è di grande rilievo, soprattutto dopo le recenti polemiche sollevate dallo splendido lavoro di inchiesta degli amici di Messainlatino.it riguardo alla situazione dell'applicazione del Motu Proprio in Sardegna ed al comportamento dei vescovi sardi.
Nel 2006, come correttamente ricostruiva il prof. Gianluca Arca: "L’arcivescovo di Oristano, coadiuvato, si immagina, dal Capitolo metropolitano, si è reso promotore di una decisione importante, interprete acuta della ricerca di spiritualità e frutto di una riflessione profonda: ha voluto levato dal presbiterio della Cattedrale l’altare provvisorio coram populo, frutto di una tendenza successiva al Concilio Vaticano II e non legata alle maturazioni di esso. La scelta di un altare aggiunto volto al popolo, che si è imposta per anni, dopo la riforma liturgica, la quale pure non la rende un obbligo, è da sempre poco espressiva del senso più pieno della celebrazione eucaristica, perché impedisce la percezione della grande forza dinamica della liturgia, rinserrando in un circolo che si autocelebra le tensioni ascendenti significate dal volgersi ad Oriente, simbolicamente il Cielo ed evangelicamente la direzione da cui il Figlio dell’uomo tornerà a manifestarsi a quanti lo attendono.Ora tutte le liturgie si celebrano verso oriente, sull’antico altare marmoreo nel quale sono inserite le reliquie di santi.
Tralasciate le motivazioni di carattere storico-artistico, che devono aver pure avuto parte nella decisione, si vuole riflettere sui risvolti liturgici della novità. Chi entra nella cattedrale di Oristano si sente pervadere da un senso potente di sacralità, perché nel centro focale del presbiterio il Cristo crocifisso, per troppo tempo decentrato da un lato, è tornato a dominare l’altare."
In realtà la decisione fu presa da Mons. Costantino Usai, parroco della Cattedrale di Santa Maria Assunta di Oristano. E fu poi motivata dinanzi al capitolo arborense da Mons. Tiddia (ex Arcivescovo) il 9 marzo 2006. Addirittura Mons. Sanna (attuale Arcivescovo) fu costretto a celebrare la sua ordinazione con l'altare ad Orientem, una magnifica cerimonia officiata dal Card. Ruini e da Mons. Fisichella.
Ma, a quanto pare, la misura era colma per Sanna già da allora, tanto che dichiarò senza mezzi termini trattarsi di: "Un esperimento non riuscito, che riporta la celebrazione in una dimensione preconciliare e che, come ho avuto modo di rendermi conto, non risponde alla sensibilità del popolo di Dio”.
Detto-fatto: ottenuto un finanziamento regionale di ben 870.000 euro (alla faccia della crisi), l'Arcivescovo si è dato al restauro della Cattedrale con lo smontaggio pezzo per pezzo dell'altare. Ma non solo. In una intervista all'Unione Sarda ha specificato: "Sarà smontato e rifatto il pavimento del presbiterio e si sta pensando anche agli altri arredi liturgici. In particolare, nel presbiterio, davanti all'altare, sarà montata una “mensa” e sulla destra un nuovo “ambone” per la proclamazione della parola di Dio. Per queste due opere è stato bandito un concorso di idee tra architetti e altri professionisti. Ma poiché entro la scadenza di luglio è pervenuta una sola proposta sono stati prorogati i termini e aspettiamo che ne arrivino altre. Naturalmente mensa e ambone dovranno inserirsi armonicamente nel contesto dell'ambiente esistente».
Nel frattempo la misera mensa di legno, rimossa nel 2006 ha preso il posto dell'altare marmoreo.
Così sarebbe opportuno non solo riempire la diocesi di Oristano di proposte progettuali degne, ma soprattutto di lettere di protesta, perchè o c'è l'altare postconciliare o quello che è nato con l'ideazione della chiesa stessa: l'altare di sempre.
Aggiungo che dal sito della Diocesi di Oristano si apprende che non solo verrà "ricollocato" l'altare ed il pavimento, ma anche una fantomatica "sede lignea rivolta al popolo". Molto probabilmente si intende con ciò una sorta di trono ligneo che solitamente va a coprire l'altare maggiore, sicchè l'altare perde il suo significato e si trasforma in scenografia del prete-attore intronizzato.
Deve infatti finire una volta per tutte questa moda dell' "adeguamento liturgico" che non solo distrugge gioielli del passato ma snatura il senso dello spazio sacro ed inquina le meravigliose chiese della tradizione cattolica con elementi pseudoartistici allogeni e patogeni che andrebbero sì distrutti a picconate da chi ha ancora un briciolo di sale in zucca.
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L'altare prima dello scempio arcivescovile...

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L'altare oggi mentre viene "smontato" e imballato...
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ECO CIO'CHE STA' OPERANDO IL MODERNISTA VESCOVO IGNAZIO SANNA
(Discepolo fedele del modernista e chissà quant'altro, P. Karl Rahner, uno dei falsi teologi che hanno insozzato la Chiesa durante lo sconcertante Concilio Vaticano II)