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LA MIA TESTIMONIANZA PERSONALE ALL'INTERNO DELLA SETTA ERETICA DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE

...TRATTA DALLA PRIMA LETTERA MANDATA AL SANTO PADRE...

...Un grande peso porto nella mia coscienza e un dolore costante attanaglia il mio cuore, quindi scriverò la mia testimonianza come una confessione, come mai con nessuno in questi due anni ho potuto fare. Perciò mi rivolgo a Lei, Santo Padre, come un figlio ponendomi fra le sue braccia, nella certezza che ho dentro di me che Lei mi ascolterà.

 

[7]Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso.

Geremia 20

Il dono da parte di Dio della mia conversione è arrivato nell’Ottobre 2002, dopo trent’anni vissuti nella completa lontananza da parte mia. Non avevo fatto né Prima Confessione, né Prima Comunione, né la Santa Cresima, avevo solo ricevuto il Santo Battesimo il 17 Settembre del 1972, nel giorno delle Stimmate di S. Francesco. Fui seguito praticamente da subito da due sacerdoti, figli spirituali di San Padre Pio, di Terni, di cui uno fu il mio Padre Spirituale e l’altro fu colui che mi preparò sacramentalmente. Dopo tre mesi dalla mia conversione ascoltai le Catechesi, che iniziarono nel Febbraio 2003 con il titolo: “Voi chi dite che Io sia?”, ed entrai nel Cammino Neocatecumenale, precisamente nella Parrocchia di San Valentino di Terni. L’equipe era formata da dieci persone (cinque coppie) ed il Sacerdote Padre Agostino dell’O.F.M., parroco della Parrocchia di Santa Maria della Misericordia. I dieci catechisti provenivano tutti dalla Seconda Comunità Neocatecumenale della suddetta Parrocchia. Durante le catechesi iniziali ci fu dato un questionario con la seguente domanda: “Si può offendere Dio senza offendere allo stesso tempo il prossimo e se stessi?” Io pensai e scrissi che Dio è sempre il principale offeso dal peccato, ma naturalmente i catechisti ci dissero che questa era un’eresia, perché Dio per sua stessa natura non è offendibile e che l’offesa è solo rivolta a se stessi e agli altri; tutto ciò avvenne davanti ai Sacerdoti che non dissero nulla. (Ma è il contrario di ciò che insegna la Sacra scrittura, il Magistero della Chiesa e Giovanni Paolo II che afferma (R. et P. 18) : “ E’ vano sperare che prenda consistenza un senso del peccato nei confronti dell’uomo e dei valori umani, se manca il senso dell’offesa commessa contro Dio, cioè il vero senso del peccato.”) Io contestai la loro affermazione e rifiutai dentro di me la loro spiegazione. Considerando il fatto che ero digiuno da qualsiasi nozione di Catechismo della Chiesa Cattolica, non ebbi la capacità di contestare dottrinalmente la loro affermazione, e tenni il mio pensiero per me. Iniziammo il Cammino in Comunità con un Presbitero (Padre Ennio Laudazi, Carmelitano Scalzo, vice parroco di S. Valentino) come guida e fratello di cammino e, nonostante qualche dubbio, proseguii il percorso in Comunità con molto impegno e perseveranza.

Accadde che la sera della Vigilia di Pentecoste, io e la mia ragazza fummo invitati da un Sacerdote all’Eucaristia che lui presiedeva per una Comunità del Cammino. Quando arrivammo ci rendemmo conto che la comunità era la famigerata Prima Comunità di Campomicciolo, una delle più anziane di Terni, nota a tutti per la particolare chiusura, difatti in disubbidienza alle norme dello Statuto del Cammino NC, che afferma che tutte le Eucaristie sono tassativamente aperte a chiunque, fummo con vari tentativi invitati ad andarcene, naturalmente questo avvenne davanti al Sacerdote che rimase sbigottito; appena mettemmo i piedi fuori dalla chiesa sbarrarono la porta e chiusero a chiave. Dopo qualche mese feci la Prima Confessione e la Prima Comunione. Durante l’Eucaristia io facevo servizio al cosiddetto altare (quattro tavolini da campeggio), e mi occupavo anche della Purificazione, alla fine dell’Eucaristia, del Calice e del Piatto (patena), che il Sacerdote mai eseguiva, perché nel Cammino NC è prassi che sia fatto dai laici. Un sabato sera, mancando P. Ennio, venne eccezionalmente a celebrare per noi il Parroco. Prima dell’inizio della Celebrazione mi preoccupai di avvertirlo delle parti del Messale che normalmente venivano omesse nelle nostre liturgie, delle varie aggiunte (ambientale, monizioni, risonanze, S. Comunione fatta da seduti, ecc.), ma il parroco guardandomi fisso mi disse: “Ma voi queste cose non le potete fare…” Io rimasi interdetto ed ammutolii… Durante una Purificazione,che stavo eseguendo dopo una Celebrazione Eucaristica, mi resi conto che quello che stavo facendo proprio non lo potevo fare, poi cominciai a realizzare che forse quei “cambiamenti” erano dei veri abusi: cioè che non si recitava il Gloria, né il Credo, che il Sacerdote mai procedeva alla purificazione delle mani durante l’Offertorio (oggi so il perché: siccome la “teologia” neocatecumenale nega il Sacrificio Eucaristico e il pentimento dei propri peccati, come potrebbero sopportare un’invocazione che recita: “Umili e pentiti accoglici o Signore, ti sia gradito il nostro sacrificio che oggi si compie dinanzi a Te” ?) e per lo stesso motivo non pronunciava mai l‟Orate fratres, né l‟Agnus Dei ( E già, perché secondo loro, l’Agnello di Dio non ha tolto nessun peccato del mondo, ma si è limitato a pagarli tutti in anticipo al posto nostro, cosicché noi possiamo continuare a peccare, tanto siamo già salvati!) . Si riceveva la S. Comunione sempre da seduti, con una totale mancanza di rispetto verso Gesù – Eucaristia, difatti durante una Celebrazione Eucaristica , al momento dell’Elevazione, io ed una sorella ci inginocchiammo e il P. Ennio, che ancora aveva le mani alzate col Corpo di Cristo, mi rimproverò aspramente dicendomi: “Che cosa stai facendo là per terra?! Tirati su!” Dopo poco meno di un anno mi resi conto che nella nostra comunità c’era un caso di una persona divorziata e accompagnata, a cui veniva data tranquillamente l’Eucaristia e veniva amministrato il Sacramento della Penitenza, nonostante questa coppia rimanesse sempre nello stesso stato. Chiesi spiegazioni di ciò e mi venne risposto dal responsabile della comunità che si sarebbe provveduto, ma questo avvenne solo dopo un anno, quando questi fratelli si sposarono in Comune. Quando chiesi ragione del perché non si recitava almeno il Gloria, da quel momento si cominciò a dirlo. Dopo circa un anno e mezzo, si rifecero le Catechesi in Parrocchia per rinforzare la comunità. Durante la convivenza per l’ammissione in comunità dei nuovi arrivati (dopo circa due mesi), io contestai al catechista (Diacono) la catechesi sull’Eucarestia, che Lei Santità ben conosce perché contenuta negli “Orientamenti alle equipes dei catechisti per la fase di conversione”, che hanno dovuto consegnare assieme a tutte le altre (circa 3000 pagine) alla “Congregazione per la Dottrina della Fede” già da parecchi anni. Dopo questa convivenza, mi decisi a cercare le catechesi del Cammino Neocatecumenale su Internet e le trovai tutte sino al Secondo Passaggio, trovai anche tante testimonianze e qualche scritto del teologo Passionista Padre Enrico Zoffoli e dei Sacerdoti Elio Marighetto e Gino Conti, che Lei sicuramente conosce molto bene. Cominciai a studiare i Documenti del Magistero della Chiesa in correlazione col Catechismo della Chiesa Cattolica, ma era soprattutto la Parola di Dio che inchiodava le sopraccitate catechesi, come discostanti dal Magistero della Chiesa Cattolica. Nella Comunità rinforzata entrarono anche una coppia di fidanzati già conviventi ed un'altra donna che conviveva con un uomo divorziato (che successivamente ottenne l’annullamento del Matrimonio da parte della Chiesa) ai quali venivano amministrati i sacramenti, (su quest’ultima sorella mi soffermerò successivamente). Dopo non molto tempo si rifecero ancora le catechesi e si formò la Seconda Comunità Neocatecumenale della parrocchia di San Valentino, anche in questa nuova Comunità erano presenti persone divorziate e risposate in Comune,a cui venivano amministrati allegramente i Sacramenti. Partecipare ogni Sabato notte all’Eucaristia era ormai diventato un supplizio. Come accettare di vedere il Corpo e il Sangue di Cristo (realmente presenti) trattati in questo modo? Come accettare di vedere un presbitero della Chiesa Cattolica trattare i Sacramenti (Confessione ed Eucaristia) con tale sfrontatezza? Come accettare di vedere persone provenienti da un ateismo pratico (come ero io) mantenute volontariamente nell’ignoranza, così da aggiungere colpa su colpa? Come accettare il peccato di Sacrilegio congiunto con abusi liturgici di ogni genere? Ormai ero cosciente e mi chiesi: “Come restare zitti?”. Come accettare un tale insegnamento pernicioso? Come stare inerti nel vedere la Misericordia del Signore (nel Sacramento della Confessione) abusata in quel modo, dato che mai niente cambiava? Allora compresi: [8]Ecco io ti do una faccia tosta quanto la loro e una fronte dura quanto la loro fronte. [9]Come diamante, più dura della selce ho reso la tua fronte. Non li temere, non impaurirti davanti a loro; sono una genìa di ribelli». [16]Al termine di questi sette giorni mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell'uomo, ti ho posto per sentinella alla casa d'Israele. [17]Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. [18]Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. [19]Ma se tu ammonisci il malvagio ed egli non si allontana dalla sua malvagità e dalla sua perversa condotta, egli morirà per il suo peccato, ma tu ti sarai salvato. [20]Così, se il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette l'iniquità, io porrò un ostacolo davanti a lui ed egli morirà; poiché tu non l'avrai avvertito, morirà per il suo peccato e le opere giuste da lui compiute non saranno più ricordate; ma della morte di lui domanderò conto a te. [21]Se tu invece avrai avvertito il giusto di non peccare ed egli non peccherà, egli vivrà, perché è stato avvertito e tu ti sarai salvato». (Ezechiele 33) Nel mio cuore avevo deciso come comportarmi: per prima cosa parlai col P. Ennio in privato e gli chiesi come era possibile usare dell’Eucaristia in questo modo, mi rispose che non voleva che questi fratelli se ne andassero dalla Comunità e che a furia di dargli l’Eucaristia si sarebbero convertiti. Io allora ribattei che il Corpo e il Sangue del Signore non si potevano trattare ad uso e consumo delle proprie voglie e convinzioni dottrinali personali. Lo esortati a cambiare atteggiamento, nel senso che a queste persone dovevano svegliare la coscienza con ogni sapienza e carità, e che se poi avessero rifiutato la correzione… che se ne andassero pure. Dopo averci parlato vidi che niente cambiava, allora provai per quanto mi era dato durante le celebrazioni della Parola (mercoledì) e dell’Eucaristia (sabato) con le ambientali, con le monizioni della Parola e con le risonanze di svegliare le coscienze, ma anche in questo modo nulla cambiò. Alla penultima convivenza della mia permanenza nel Cammino Neocatecumenale (e dopo aver consegnato un dischetto contenente le Catechesi del Cammino al Sacerdote della Comunità che me ne aveva fatto richiesta, facendomi credere che non le conosceva) parlai apertamente davanti a tutta la comunità, in assenza dei catechisti, in maniera molto decisa ma pacata di tutte le mie perplessità e mi venne proposto di formare una piccola delegazione della nostra Comunità, per andare a parlare con il responsabile regionale dell’Umbria per il Cammino, tale Pino Manzari, naturalmente mai avvenuta. A questo punto, compresi che mi era stato proposto, per farmi stare zitto. La sorella che puliva sempre la Cripta dove celebravamo l’Eucaristia, mi disse che raccoglieva a distanza di due o tre giorni anche grossi pezzi di Pane Consacrato gettati in terra, anche negli angoli. Inoltre era prassi d’insegnamento comune, finita la Celebrazione Eucaristica, portarsi via, a turno, il Calice, il Piatto, i Purificatoi ed il Corporale, per lavarli con calma a casa propria. All’inizio di una Celebrazione, accadde che non trovassi il Calice ed il Piatto, mentre tutti erano già in Cripta; mi misi alla ricerca di essi e li trovai per terra, nel cortile esterno, sotto una panchina, chiusi in una borsa; aprii la borsa e vidi che il Calice e il Piatto contenevano ancora frammenti del Corpo di Cristo e macchie del Suo Sangue che risalivano alla Celebrazione del Sabato precedente. Immediatamente corsi a purificarli. Io stesso, precedentemente a questo evento, una volta portai il Calice ed il Piatto a casa e li tenni per tre giorni senza purificarli. Fui anche testimone, assieme alla mia fidanzata, durante un’ Eucaristia in un'altra Parrocchia di Terni di quanto segue: durante la distribuzione del Calice una sorella bevendo sbadatamente rovesciò una grossa quantità del Sangue di Cristo sui suoi vestiti e per terra davanti a sé. Mentre il Sacerdote continuava tranquillamente la distribuzione e i cantori continuavano i canti, qualcuno asciugò sommariamente il pavimento con un purificatoio lasciandovi evidenti tracce fresche. Dopo la benedizione finale anziché preoccuparsi sollecitamente di completare la rimozione da terra del Sangue di Cristo, cominciarono subito la danza finale, cantando “Tu sei il più bello tra i figli di Adam” e calpestandoLo con i piedi. Io e la mia fidanzata non prendemmo parte alla danza ma, appena terminata, chiedemmo subito un purificatoio e cominciammo, al posto degli ostiari incaricati, a pulire. Mentre pulivamo alcune sorelle si risentirono della nostra iniziativa, dicendo che ci avrebbero pensato poi loro. Tutto questo è la riprova, in base alla loro dottrina perniciosa, del fatto che non credono alla Presenza Reale di Cristo nelle Sacre Specie, sia durante la Celebrazione che dopo, e soprattutto è la conferma dei gravi delitti contro l’Eucaristia che avvengono nelle Comunità Neocatecumenali. In questo periodo ricevetti il Sacramento della Cresima in Sardegna, accompagnato dal mio Padre Spirituale e dal Sacerdote che mi seguiva nella preparazione ai Sacramenti e feci anche il Primo Scrutinio Battesimale nel Cammino Neocatecumenale. Nel frattempo trovai gli scritti del teologo protestante Dietrich Bonhoeffer (“Vita comune” e “Sequela” – quest‟ultimo rigorosamente riservato ai soli catechisti) ed il Catechismo Olandese, sul quale Kiko affermò di essersi formato a suo tempo ( questo lo asserì in una convivenza che fece a Porto S. Giorgio con gli itineranti, nel 1998, a cui era presente anche la mia fidanzata , in cui disse:”Mi sono preparato sul Catechismo Olandese perché…. perché…beh, perché sì…”). Trovai nei libri di Bonhoeffer la sorgente ispiratrice di tutta la concezione strutturale delle Comunità Neocatecumenali : - dalla frequenza delle celebrazioni settimanali,

 

- alla concezione protestante della Confessione secondo cui è la Comunità ( in senso lato “è il fratello” ) che rimette i peccati, cosa che loro attuano subdolamente attraverso il fenomeno

 

- degli scrutini in cui fanno raccontare tutta la propria vita ,peccati compresi, davanti a tutta la comunità;

 

- dalla concezione protestante dell’Eucaristia intesa non come Sacrificio (Non sia mai! Il sacrificio è un atto pagano!…) ma solo come cena commemorativa del passaggio da Morte a Vita, piena di allegria e canti e balli; - al modo di concepire i rapporti tra fratelli improntati alla totale mancanza di carità e rispetto, perché siamo finalmente liberi di essere noi stessi, senza ipocrisie bigotte, finalmente liberi di essere i peccatori che siamo…finalmente liberi di vivere la “Comunità dei peccatori”. (Bonhoeffer)

 

- dalla struttura della Convivenza Mensile

 

- alla prassi delle risonanze e monizioni e ambientali alla Parola, frutto del concetto protestante per cui ognuno può interpretare le Scritture,

 

- l’assoluta mancanza di silenzio durante la S. Comunione, per impedire volutamente il Ringraziamento personale, che è considerato un devozionismo sentimentale,

 

eccetera, eccetera, eccetera. Lessi poi nel Catechismo Olandese moltissimi dei principi contenuti nelle Catechesi del Cammino che avevo trovato, e cominciai a collegare tante cose… Inoltre notavo un certo spirito vagamente ebraicizzante, che da un po’ l’impressione di tornare all’Israele prima di Cristo: - candelabro ebraico a sette bracci – la minorah – spesso messo in sostituzione del Cero Pasquale,

 

- la danza biblica, con quel suo tipico movimento circolare ossessivamente ripetitivo, che mai manca alla fine dell’Eucarestia, proprio in sostituzione del Ringraziamento personale;

 

- certi canti realizzati con melodie ebraiche originali o con testi tratti da riti ebraici come brani del Seder Pasquale,

 

- certa mala interpretazione della Scrittura secondo cui Dio è causa prima del bene e del male… Dio indurisce i cuori, come col Faraone…(che conduce molti al giudizio su Dio)

 

A quel punto mi resi conto di dove stavo, mi resi conto di che tipo di cammino avevo scelto per santificarmi con l’aiuto della Grazia, mi resi conto che ero finito in una realtà “sotterraneamente” protestante, infarcita di ebraismo e travestita da “cattolicesimo”! Tutto questo, Santità,a riprova di quanto Lei disse nell’omelia “Missa pro Eligendo” del Romano Pontefice: Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all'altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all'individualismo radicale; dall'ateismo ad un vago misticismo religioso; dall'agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull'inganno degli uomini, sull'astuzia che tende a trarre nell'errore (cf Ef 4, 14). Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l'unico atteggiamento all'altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Feci l’ultima convivenza della mia permanenza nel Cammino Neocatecumenale alla presenza dei catechisti nel Giugno 2005. Qualche settimana prima di quest’ultima convivenza, Padre Ennio Laudazi ricevette la comunicazione del suo trasferimento, con destinazione Ceprano, e pensò bene di partire il giorno prima dell’incontro per evitare qualsiasi tipo di confronto e per non dover spiegare il suo operato. In quest’ultima convivenza, durante la mattina facemmo le lodi, poi i catechisti ci invitarono a fare la “Scrutatio Scripturae” sul passo del Vangelo Lc 15,26: [26]«Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”. Passando di citazione in citazione ricevetti come ultima Parola “Geremia 1”; venni colpito da tutto il capitolo e in particolare dai versetti:

[7]Ma il Signore mi disse:

«Non dire: Sono giovane , ma và da coloro a cui ti manderò e annunzia ciò che io ti ordinerò. [8]Non temerli,perché io sono con te per proteggerti». Oracolo del Signore. [17]Tu, poi, cingiti i fianchi, alzati e dì loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti alla loro vista, altrimenti ti farò temere davanti a loro. [18]Ed ecco oggi io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. [19]Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti». Oracolo del Signore.

Così compresi che stava per accadere qualcosa di importante: il Signore mi chiamava ad aprire la bocca. Quando nel pomeriggio arrivò il momento del giro di esperienze, tutti fummo a turno interrogati dai catechisti su come stavamo vivendo, fino a quel momento, questo cammino di fede; arrivò il turno della sorella di cui ho accennato sopra (conviveva con un uomo divorziato, il cui precedente matrimonio era stato annullato dalla Chiesa, e con la loro figlia di quattro anni ), a cui il Sacerdote, di propria iniziativa, in linea con la prassi del Cammino, concedeva sempre i Sacramenti. Lei giustificò la sua condizione di vita sostenendo che: il Signore stava ritardando il Matrimonio, perché “induriva il cuore” del suo compagno affinché attraverso l’accettazione di quella croce lei si convertisse. Aggiunse che era cosciente di commettere Sacrilegio (era infatti stata istruita dalla Chiesa in proposito per circa sei anni ), ma che aveva il permesso del Sacerdote, il quale, a suo dire, si prendeva la responsabilità di tutto ciò davanti a Dio. Quando i catechisti le risposero candidamente: “Se il Presbitero ti ha detto così, vai pure avanti…” A quel punto sentii dentro di me ardere un fuoco, presi la parola e mi inserii dicendo alla sorella che se non smetteva di fare sacrilegi rischiava l’Inferno, e che con queste disposizioni di cuore, cioè volendo rimanere nel peccato, a attribuendo alla Volontà di Dio questo stato, il Signore non le avrebbe mai concesso di sposarsi! Poi rivolgendomi ai catechisti li apostrofai dicendo: “ Ma che state facendo? Vi rendete conto che questo è commettere sacrilegio?” Essi risposero :”Sì, lo sappiamo che secondo la Chiesa è Sacrilegio.” Gli contestai pure il fatto di averci “consegnato” il libro di Bonhoeffer “Vita comune”, con grandi e commossi elogi, senza avvisare i fratelli che era il libro di un Protestante, soprattutto in riferimento al capitolo che parla della Remissione dei peccati e li invitai a comprarsi il Catechismo della Chiesa Cattolica e a studiarselo! Dissi che mai la Chiesa Cattolica ci avrebbe consegnato un tale testo per la nostra crescita spirituale. Aggiunsi anche che stavo leggendo il libro “Sequela” dello stesso autore, cosa che li mandò su tutte le furie. A questo punto mi aggredirono tutti insieme accusandomi violentemente di non avere nessuna misericordia per la sorella e di presunzione nei confronti di loro catechisti, permettendomi io , così giovane di cammino, di insegnare a loro. Mi rimproverarono anche di giudicare il Sacerdote, perché in quanto tale i suoi giudizi sono insindacabili. Replicai loro che il Sacerdote aveva chiaramente preso una cantonata, mettendo a rischio la salvezza propria e della sorella. Uno dei catechisti mi contraddisse sostenendo che l’Eucaristia è il Sacramento della Misericordia e che la Chiesa la concede perfino agli indemoniati. Allora io risposi che il Sacramento della Misericordia è la Confessione e che nel caso di questa sorella, quando lei si confessava, probabilmente l’assoluzione non passava, perché non c’era in lei il proposito di cambiare vita. Tutti allora mi gridarono contro scandalizzati, alzai anch’io la voce e dissi ai catechisti:”Voi, che tutti i sabati, ci ponete con tanta superficialità il Corpo del Signore sulle mani, quando comparirete al cospetto di Dio e vi chiederà : - “Che ne avete fatto del Corpo e del Sangue del mio Figlio?” – che cosa gli risponderete?!” Si fece silenzio assoluto. Allora aggiunsi che se questa situazione non si interrompeva non il giorno seguente, ma immediatamente, io rompevo in quel momento la comunione con loro per non essere compartecipe ai loro delitti e che il giorno seguente sarei andato dal Vescovo a

denunciarli. Si alzò un catechista e con fare di sfida mi disse: “Vai, vai pure dal Vescovo!” Ma un’altra catechista lo trattenne dicendogli: “Stai zitto, altrimenti ci va davvero.” La sorella che nel frattempo era uscita in lacrime, rientrò e abbracciandomi mi disse in un orecchio :”Aiutami tu…” Non risposi a questa richiesta, pensando - “L’ho appena fatto, sorella…” – e comunque le chiesi perdono per i toni concitati che avevo usato. Questa fu l’ultima volta che andai in Comunità. In quest’ultima convivenza l’equipe era formata da tre coppie: Massimiliano Proietti e Samuela sua moglie (Responsabili dell’equipe), Mauro Castellani e Claudia sua moglie, Paolo Benedetti e Antonella sua moglie. Mancavano le altre due coppie e P. Agostino, che già da tempo avevano abbandonato l’equipe. In quel periodo avevo iniziato il Corso Diocesano per il Ministero di Lettorato e Accolitato (per la Basilica di S. Valentino) e il Discernimento Vocazionale con Monsignor Piergiorgio Brodoloni (attualmente Vicario Episcopale). Mi rivolsi a lui qualche giorno dopo questi fatti affinché mi aiutasse ad incontrare il Vescovo quanto prima. Mi convinse ad esporre a lui il mio problema, assicurandomi che avrebbe provveduto lui a parlare con il Vescovo, dato che lui stesso era il Responsabile Catechistico di tutta l’Umbria, (difatti gli consegnai in un dischetto le Catechesi del Cammino Neocatecumenale, dietro sua richiesta). Mi chiese di informarmi dal Responsabile della zona di Terni per il Cammino, Carlo Giorgini, se il comportamento dei miei catechisti fosse “prassi” di tutto il Cammino oppure no; io accettai ed incontrai questa persona, gli parlai apertamente dei gravi fatti che avvenivano nella mia comunità, rispetto all’amministrazione dei Sacramenti ai conviventi e divorziati, che è Sacrilegio, e lui mi rispose: ”Ah, sì, la Chiesa dice così…” e mi aggiunse anche che se lui fosse stato come me (intransigente) avrebbe dovuto chiudere tutte le sue Comunità, specialmente le più giovani dove i ragazzi fanno un libero uso della sessualità e poi vanno all’Eucarestia e che era prassi di tutto il Cammino NC, a livello mondiale, lasciarli in tale stato fino al Secondo Scrutinio (almeno quattro o cinque anni di Cammino), momento in cui si ritiene opportuno cominciare a svegliare le coscienze. Inoltre lo avvisai che avevo parlato con Don Brodoloni, e lui mi disse: “Dovevi venire prima da noi, perché Don Brodoloni è il più acerrimo nemico del Cammino che abbiamo qui a Terni”. Il cosiddetto acerrimo nemico mi telefonò due giorni dopo, per avere l’informazione che mi aveva chiesto perché, diceva, che quei catechisti andavano fermati; allora gli riferii che Giorgini mi confermava che tutto ciò era prassi generale del Cammino NC. Io incontri personalmente il Monsignore e gli chiesi se avesse riferito il fatto al Vescovo, ma lui mi rispose che dopo essersi consultato con il Segretario del Vescovo (Don Luca Ceccarelli, Responsabile Liturgico diocesano) conclusero che era inutile avvertire il Vescovo il quale, a suo dire, accettava ”cani e porci”. Mi fece intendere che per prudenza non voleva prendere provvedimenti, per timore che “scoppiasse una bomba” e aggiunse che per la risoluzione di tutto il problema neocatecumenale, confidava nell’intervento di questo Papa (cioè Lei, Santo Padre). Me ne andai deluso e chiesi consiglio al mio Padre Spirituale di allora, se fosse opportuno o no insistere per incontrare il Vescovo, ma lui mi rispose di fermarmi. Io obbedii a malincuore. Naturalmente ebbi verso la mia persona delle ritorsioni sotto tutti i punti di vista. Quando incontrai per l’ultima volta Monsignor Brodoloni e compresi che non aveva e non avrebbe mai fatto nulla, gli dissi che in tutta questa storia l’unico “stupido” risultavo io ed aggiunsi che chiunque, avendone l‟autorità, non avrebbe preso posizioni, ne avrebbe poi risposto davanti a Dio. Ci rimase male e ci salutammo. Tanto male rimase che il Mercoledì Santo di quello stesso anno (2005), alla fine della Celebrazione io e la mia ragazza ci avvicinammo al Vescovo per salutarlo e per chiedergli preghiere perché eravamo entrambi sotto discernimento vocazionale. Il Vescovo ci abbracciò, contentissimo, aggiungendo con un sorriso :”Allora, vi aspetto…” Fu allora che Mons. Brodoloni si precipitò trafelato, temendo forse chissà quale cosa stessimo dicendo al Vescovo, interrompendoci, con il pretesto di presentare “questo individuo”, così disse, come uno dei candidati al Lettorato e chiedeva l’autorizzazione a compiere il Rito. Sua Eccellenza rispose sorridendoci: “Fateglielo fare subito.” Ma nonostante il parere favorevole del Vescovo, venne ritardato il Rito del Lettorato di oltre un anno, e di conseguenza venni allontanato dal corso di Accolitato (che a tutt’oggi mi viene negato) con varie false motivazioni, una diversa dall’altra. Dopo qualche tempo fui ricercato dai catechisti che volevano “riportarmi all’ovile”, ed io accettai l’incontro. Cercarono di convincermi a rientrare in Comunità, dicendomi che avevo ricevuto da parte di Dio un “dono di conoscenza e predicazione” della Sua Parola, che mancavo tanto ai fratelli,e che la situazione di quella sorella dal punto di vista sacramentale era stata regolarizzata. Immediatamente dopo, uno di loro, affermò che io avevo il diavolo dentro, mi feci una gran risata e risposi a questa persona:” Sei sicuro che non ce l’hai tu?” Divenne tutto rosso di rabbia, si aggrappò alla sedia ed io ebbi la sensazione che stesse per saltarmi addosso. Io chiesi loro qual’era la vera Chiesa Cattolica, quella che aveva precedentemente fermato per sei anni quella sorella, o loro che le avevano permesso di fare come voleva.

Mi venne incredibilmente risposto: “La vera Chiesa siamo noi.”

Feci allora notare loro che quando Lei, Santità, era Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, aveva più volte chiamato Kiko per rendere conto delle sue catechesi ed è noto che alcune volte neanche si presentò; io gli dissi:”Adesso che ce lo avete come Papa, che farete?” Non risposero una parola… Io mi rifiutai di rientrare in comunità, perché oltre al discorso sull’Eucaristia e la Confessione, contestai loro che ci avevano fatto il Primo Scrutinio usando i “mamotretos” delle catechesi, che avevano la dicitura: ”Catechesi non corrette” (da me personalmente viste nelle loro mani). Anche in questo caso non ci fu alcuna risposta… Dissi loro chiaramente che la loro dottrina è perniciosa ed eretica e che quelle catechesi andavano buttate in blocco nella spazzatura e per dimostrazione di ciò proposi loro di confrontarle col Catechismo della Chiesa Cattolica, ma mi risero in faccia. Appena usciti, il responsabile mi inseguì e mi chiese perché avessi cercato le catechesi del Cammino , quando è vietato conoscerle in anticipo, perché – diceva – che così mi ero perso il meglio. Gli risposi che l’avevo fatto per sapere con chi avevo a che fare, e che ora lo sapevo. Successivamente, con l’arrivo dei nuovi parroci a S. Valentino, la mia ex comunità fu trasferita in blocco alla Parrocchia di Santa Maria della Misericordia. Ho parlato di questi delitti anche all’allora Vicario del Vescovo, Monsignor Antonio Maniero, che molto freddamente mi ringraziò, ma a tutt’oggi dopo due anni tutto tace. Tengo a ribadire l’assoluta estraneità di Monsignor Vescovo dai fatti da me elencati, perché mai informato da me, che per obbedienza ho taciuto fino ad oggi, ne’ dai suoi collaboratori che hanno debitamente deciso di tenerlo all’oscuro di tutto. Al termine di questa mia testimonianza – confessione, si adempie con certezza la Parola del profeta Ezechiele: [23]Mi fu rivolta questa parola del Signore: [24]«Figlio dell'uomo, dì a Gerusalemme: Tu sei una terra non purificata, non lavata da pioggia in un giorno di tempesta. [25]Dentro di essa i suoi prìncipi, come un leone ruggente che sbrana la preda, divorano la gente, s'impadroniscono di tesori e ricchezze, moltiplicano le vedove in mezzo ad essa. [26]I suoi sacerdoti violano la mia legge, profanano le cose sante. Non fanno distinzione fra il sacro e il profano, non insegnano a distinguere fra puro e impuro, non osservano i miei sabati e io sono disonorato in mezzo a loro. [27]I suoi capi in mezzo ad essa sono come lupi che dilaniano la preda, versano il sangue, fanno perire la gente per turpi guadagni. [28]I suoi profeti hanno come intonacato tutti questi delitti con false visioni e oracoli fallaci e vanno dicendo: Così parla il Signore Dio, mentre invece il Signore non ha parlato. [29]Gli abitanti della campagna commettono violenze e si danno alla rapina, calpestano il povero e il bisognoso, maltrattano il forestiero, contro ogni diritto. [30]Io ho cercato fra loro un uomo che costruisse un muro e si ergesse sulla breccia di fronte a me, per difendere il paese perché io non lo devastassi, ma non l'ho trovato. [31]Io rovescerò su di essi il mio sdegno: li consumerò con il fuoco della mia collera: la loro condotta farò ricadere sulle loro teste». Oracolo del Signore Dio. (Ez 22)....